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Voltaire e Lennon, famosi ma sconosciuti micronazionalisti

  • 28 Mag 13

John-LennonCi sono probabilmente poche persone al mondo che non hanno sentito parlare del famoso filosofo francese Voltaire o del musicista John Lennon; tuttavia, gli stessi che potrebbe garantire di conoscere il "Candide" o che canticchiano “Yesterday” forse ignorano che questi due personaggi sono stati micronazionalisti.
Verso la fine della sua vita, Voltaire acquistò una proprietà e traslocò al confine francese, al fine di costruire il suo castello di Ferney. In questo luogo Voltaire divenne un patriarca locale e un modello per tutti; inoltre, allestì una fabbrica di ceramica e costruì dei teatri. Durante la residenza del celebre filosofo, la popolazione di Ferney aumentò a più di 1000 persone, e attualmente, Ferney-Voltaire è una tranquilla cittadina francese, con quasi 8000 abitanti.
Anche John Lennon e sua moglie, Yoko Ono, sono nella lista dei seguaci del micronazionalismo. Nell'aprile del 1973, la coppia annunciò la nascita di Nutopia, il primo paese al mondo dove tutti erano ambasciatori. Nutopia è stato descritto come un “paese concettuale", senza confini nè altre leggi che quelle cosmiche. A quel tempo, Lennon aveva ricevuto diverse minacce di deportazione nel Regno Unito, per possesso di marijuana. Come ambasciatori di Nutopia, Lennon e Yoko chiesero l'immunità diplomatica e il riconoscimento delle Nazioni Unite.
Tra i famosi micronazionalisti si può ascrivere anche la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, la keniota Wangari Maathai. Nell'aprile del 2009, nel Museo Fowler di UCLA, ha dichiarato che i problemi del suo paese andavano al di là dell'attuale governo. Quando i britannici consegnarono il potere ai keniani, a quest’ultimi mancavano le conoscenze legali e amministrative necessarie per controllare uno stato, "non avevo mai incontrato il concetto di nazione, tranne il concetto della sua tribù", e in questo caso si riferiva alle tribù come micronazioni. Sembra che la dottoressa Maathai fosse intelligente in molti modi, perché le tribù e le nazioni del Quinto Mondo sono la stessa cosa. Quindi, l'attivista aggiunse: "guardiamo la Francia, un paese che di solito è molto unito e orgoglioso di se stesso, vedremo che le micronazioni hanno gli stessi parametri per essere orgogliosi: un senso di appartenenza e di storia, del passato, di eredità".