Abkhazia, la via diplomatica | Notizie Nazioni Unite non Rappresentate

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Abkhazia, la via diplomatica

  • 24 Giu 13

turkey-abkhazia1Gli esperti dicono che un cambio di governo, in un paese, di solito aiuta a migliorare le relazioni internazionali del governo stesso. Così è successo in Georgia quando, con l'arrivo al potere nel 2012 del primo ministro Bidzina Ivanishvili, ci sono più possibilità di accordi pacifici che migliorino i rapporti con la Russia e Abkhazia, tesi fin dal conflitto del 2008.
Due questioni fondamentali sono sul tavolo di discussione: la situazione giuridica dell'Abkhazia e il ritorno degli sfollati georgiani. Entrambe le questioni sono spinose e gli analisti non prevedono una soluzione rapida, ma sì guarda molto positivamente all'interesse comune russo e georgiano ad aumentare la fiducia reciproca tra le due nazioni.
Non è un segreto che la Russia abbia un forte controllo sull'Abkhazia, basato sul supporto finanziario e la costante presenza militare nella regione. Per queste ragioni, affinché si abbia una svolta nei dialoghi è essenziale aprire un canale di comunicazione diretto tra Tbilisi e Mosca, perché al giorno d'oggi le relazioni diplomatiche continuano ad essere interrotte.
La ricomposizione delle relazioni con la Russia è stata considerata prioritaria da Ivanishvili e Mosca ha ricambiato alle sue dichiarazioni con l'annullamento parziale dell'embargo su vino e acqua minerale provenienti dalla Georgia; tuttavia, il primo ministro ha sottolineato che continuerà a mantenere la pressione per fare in modo che la Russia cambi la sua posizione e, se così non fosse, l’esercito georgiano rimarrà in allerta.
Tra i russi e gli abkhazi persistono anche diversi conflitti. Per esempio, Mosca vuole che i suoi cittadini abbiano maggiori vantaggi quando acquistano immobili in Abkhazia; inoltre, i russi vogliono che entrino in vigore nuove facilitazioni per espandere gli investimenti in infrastrutture turistiche. Questi tentativi si sono scontrati contro problemi legali e, soprattutto, contro la diffidenza degli abkhazi, il cui governo è restio a cedere qualsiasi controllo della situazione ai russi. Inoltre, nell'analisi è importante includere la distanza esistente tra la Chiesa Ortodossa di Mosca e Sukhumi (la capitale dell'Abkhazia).
Se Mosca ha dimostrato di avere aspettative verso il miglioramento dei legami con la Georgia, gli abkhazi guardare ogni volta con maggiori dubbi i loro vicini. Nemmeno il fatto che alcuni membri del nuovo governo di Tbilisi hanno sostenuto posizioni costruttive verso la questione dell'Abkhazia, ha contribuito a generare fiducia.
Nonostante le gravi differenze che persistono in questioni chiave, gli esperti ritengono che Russia, Abkhazia e Georgia dovrebbe sfruttare appieno l'opportunità di muoversi verso maggiori garanzie di sicurezza, perché questo converrebbe a tutti, soprattutto ai russi. Nel 2014 si svolgeranno a Sochi, una città situata a soli 4 km dal confine Russia-Abkhazia, i giochi olimpici invernali. Manca ancora un anno all'inizio di questo grande evento e già è aumentata l'attività degli estremisti islamici che cercano di creare un clima di violenza nella regione per boicottare la celebrazione della competizione. Una cooperazione efficace aiuterebbe a prevenire questi attacchi.
I passi da seguire, con l'obiettivo comune di avanzare al tavolo del dialogo, sono molteplici. Ad esempio, le tre parti potrebbero concordare sul non-uso della forza per risolvere il conflitto, come hanno chiesto ripetutamente l'ONU e l'Unione Europea; inoltre, la Georgia potrebbe rinunciare ai tentativi di ottenere una risoluzione nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in cui si fonda il diritto dei profughi georgiani di tornare alle loro case. Il governo dell’Abkhazia potrebbe partecipare a questo dialogo sul tema degli sfollati interni che comprende anche la restituzione dei beni di queste persone in Abkhazia o un qualsiasi tipo di ricompensa monetario. A ciò si aggiunge che gli abkhazi potrebbero rimuovere le barriere che ancora esistono all’istruzione, nella loro lingua madre, dei georgiani che vivono nel paese, così come potrebbero consentire l’aumento della loro presenza nelle istituzioni pubbliche.
Un altro punto fondamentale nella possibile risoluzione del conflitto è la partecipazione della comunità internazionale, soprattutto delle organizzazioni non governative.